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Lettera aperta del Presidente del Centro Studi Storici di Mestre, ne La Nuova di Venezia e Mestre del 1° settembre 2005, p. 1, p. 14.

Il Museo di Mestre

Se ne parla dagli anni '50, quando Urbani de Gheltof iniziò a raccogliere le testimonianze della Mestre antica che stavano scomparendo sotto l'avanzare del cemento che ha sconvolto l'antica struttura del territorio di terraferma e cancellato importanti testimonianze del passato recente e remoto.
Nel tempo si sono succedute innumerevoli iniziative a favore del Museo, catalizzate soprattutto dalla volontà di associazioni culturali e di servizio, nonché dall'azione isolata di qualche assessore comunale che però non è andata al di là dell'istituzione dell'ennesima Commissione per il Museo.
Credo non ci sia stata amministrazione comunale che negli ultimi vent'anni non si sia impegnata solennemente per l'istituzione del Museo di Mestre; alle buone intenzioni non sono però seguiti i fatti. Anche la passata amministrazione comunale, con solenni dichiarazioni in campagna elettorale del candidato sindaco Costa, si era impegnata ad istituire il Museo, nella sede ideale dell'ex distretto di via Poerio, prima della scadenza del suo mandato. L'unica eredità che ci è rimasta è la perdita dell'ex distretto, acquisito da un privato in assenza della partecipazione all'asta del Comune di Venezia, mentre il progetto di riuso a tale scopo dell'ex-scuola De Amicis, approvato di corsa in una delle ultime riunioni della passata giunta Comunale, appare come una toppa cucita in extremis, principalmente con intenti elettoralistici.
Oggi se ne ritorna a parlare, ma perché nell'animo dei mestrini e di coloro che questa battaglia culturale stanno conducendo da decenni non permanga la sensazione pessimistica che si tratti dell'ennesima boutade parolaia fatta di promesse e di inganni, devono essere prese decisioni forti, costituite da delibere in cui appaiano, in modo inequivocabile ed irreversibile, modi, tempi, impegni di spesa, fonti di finanziamento, responsabili del procedimento, direzione scientifica e quant'altro serva a mettere in moto un meccanismo virtuoso, inarrestabile per la realizzazione dell'opera. Gli interventi recentemente apparsi sulla stampa (Sarto e Barizza in merito alla mostra Mestre '900 e Segre, Presidente della Fondazione Carive) indicano chiaramente che non si tratta di mancanza di competenze scientifiche né di questioni economiche, ma solamente di volontà politica. Ne è dimostrazione da una parte la coraggiosa assunzione di responsabilità da parte di studiosi ed esperti di creare una mostra, frutto di anni di ricerche e studi, sulla storia recente di Mestre; dall'altra il deplorevole episodio delle risorse messe a disposizione dalla Fondazione Venezia per la realizzazione della mostra, indebitamente dirottate dall'Amministrazione Comunale verso altre sconosciute destinazioni. Credo, quindi, che per superare le difficoltà politiche che sino ad oggi hanno impedito la realizzazione del Museo di Mestre si debbano effettuare scelte e attivare percorsi diversi rispetto a quelli infruttuosi sino ad oggi imboccati.
1 - Le procedure. Dovrebbe essere istituita una Fondazione per il Museo di Mestre, alla direzione della quale dovrebbero essere chiamati a far parte coloro che più credono alla sua istituzione e che da decenni conducono una strenua battaglia per la sua realizzazione. Scopo della Fondazione dovrebbe essere quello della realizzazione del Museo e della sua conduzione. Ne dovrebbero par parte la Fondazione Venezia, dichiaratamente intenzionata ad investire risorse economiche per la sua realizzazione e gestione; il Comune di Venezia, cui spetta il fondamentale compito di reperire e mettere a disposizione la sede museale; altre amministrazioni pubbliche territoriali, quali Provincia e Regione che potrebbero contribuire economicamente all'operazione; le Soprintendenze, per l'insostituibile ruolo di messa a disposizione, catalogazione e tutela del materiale; le associazioni culturali presenti nel territorio, che potrebbero mettere a disposizione le competenze acquisite in molti decenni di attività, oltre che i materiali di loro proprietà raccolti nel corso di molti anni di ricerche.
2 - La sede. Come giustamente richiede il Presidente della Fondazione Venezia, è prioritario definire la sede del museo. Da sempre la Città indica nell'ex distretto di Via Poerio la struttura ideale per il suo significato storico, la localizzazione centrale, la varia disponibilità di spazi espositivi chiusi, coperti e all'aperto, la vicinanza alle altre strutture culturali della città (teatro Toniolo, emeroteca, Candiani, Torre, ecc.), l'adiacenza agli spazi dell'area dell'ex-caserma dei Carabinieri di Via Pascoli che in tale contesto potrebbero essere riqualificati e recuperati ad uso pubblico anche espositivo.
3 - Gli aspetti economici. I capitali finanziari per la ideazione del progetto Museo di Mestre e la sua realizzazione, il recupero e la classificazione dei materiali, l'allestimento, la creazione di percorsi multimediali ed interattivi sulla storia e le trasformazioni del territorio mestrino, potrebbero derivare dalla Fondazione Venezia, come già dichiarato dal suo Presidente Segre. Contributi economici importanti potrebbero provenire dalle amministrazioni pubbliche (Comune, Provincia, Regione, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenze, ecc.), nonché da altre istituzioni pubbliche e private (banche, industriali, associazioni di categoria, ecc.), che potrebbero contribuire anche con la messa a disposizione di materiali conservati presso i rispettivi magazzini ed archivi. Per l'acquisizione e l'adeguamento della sede, va senz'altro colta la disponibilità dell'attuale proprietà di cedere l'ex-distretto di via Poerio al Comune, ricercando fra le molte possibilità dell'amministrazione comunale i mezzi per la sua acquisizione (ad esempio mediante un project financing con l'attuale proprietà, che è un'impresa di costruzioni, oppure con la cessione di terreni e fabbricati non strategici per il Comune, come alcune delle aree edificabili dell'Immobiliare Veneziana e i locali dell'ex Contemporaneo di via Piave, divenuto un doppione del Candiani).
4 - I contenuti del Museo. Credo nessuno possa negare che la Mestre che oggi viviamo è frutto delle trasformazioni novecentesche. Una parte fondamentale del museo va certamente destinata a questo periodo storico che ricomprende in particolare il capitolo della grande industrializzazione e le conseguenze sociali, economiche, demografiche ed ambientali che ciò ha comportato nel territorio.
Sarebbe però una storia monca se il Museo di Mestre limitasse al solo novecento il suo contenuto culturale, anche perché inevitabilmente si evidenzierebbero i molti errori ed omissioni commessi nella gestione della città in questo periodo storico. Tutte le associazioni culturali di terraferma interessate alla storia, alle tradizioni ed alle trasformazioni del territorio hanno convenuto, alcuni anni orsono, con un documento articolato, che il Museo deve riguardare tutta la storia di Mestre, dalle origini alla modernità. Peraltro i continui ritrovamenti archeologici ed il progressivo interesse delle competenti Soprintendenze non fanno che confermare questa scelta. Altrimenti, i reperti dell'età del bronzo e di quelli di epoca romana e medioevale recentemente venuti alla luce nelle zone centrali fatalmente rimarrebbero accatastati in inidonei magazzini mal custoditi, come avviene tutt'ora.
Credo che oramai sia maturata a diversi livelli la consapevolezza che Mestre non possa più fare a meno di questo importante punto di riferimento culturale. Decisioni importanti in questo senso assunte dall'amministrazione comunale potrebbero essere per Mestre il segnale della reale discontinuità in campo culturale rispetto alla passata amministrazione.
Il Presidente del Centro Studi Storici di Mestre
Prof. Roberto Stevanato