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Proposte per il futuro Museo di Mestre
Il Museo di Mestre deve presentare anche la storia, non solo l'attualità. Perciò presentiamo alcuni spunti, allo stato embrionale e che allo stato attuale possono costituire esclusivamente proposte.
Proponiamo, anzitutto, per il Museo, una struttura "perpendicolare", in modo che il visitatore possa scegliere se seguire un percorso diacronico o uno "tematico".
La prima sala potrebbe contenere un grande plastico della Mestre attuale, anche per dare subito l'idea dell'oggetto del Museo e della vastità dell'ambito di indagine prescelto. La sala potrebbe essere in penombra, con pannelli storici esplicativi, tra l'altro, delle diverse fasi di sviluppo della città di Mestre.
Il grande plastico potrebbe essere illuminato con led luminosi azionabili dal singolo visitatore, il quale potrebbe, schiacciando appositi pulsanti collegati ciascuno a un diverso luogo storico o a un monumento o ad una località di rinvenimenti archeologici o paleontologici, determinare l'accensione di un faretto di luce proprio sul corrispondente punto del plastico. Il modello che si richiama è quello del Museo Storico di Iraklion a Creta, prima sala a destra dell'ingresso.
A seconda dello spazio disponibile, potrebbero essere contenuti già in questa prima sala o nelle seguenti i primi reperti, risalenti al Neolitico, ritrovati, tra gli altri, in via Olivolo e a Moranzani, con una pannellistica ad hoc che possa contestualizzare e presentare esplicando la storia remota, anche idrogeologica, del nostro territorio. Da qui potrebbe partire il primo dei collegamenti sincronici, per consentire un raffronto con altre realtà archeologiche paleovenete: la presenza di computer o di filmati con cui il visitatore possa interagire permetterebbe l'inserimento di un primo punto di approfondimento e correlazione con le riproduzioni fotografiche di scavi in altre realtà venete. Parimenti si potrebbe fare con i reperti di origine romana provenienti dagli scavi effettuati in via Tassini dal gruppo coordinato dall'archeologo Fozzati. In tal caso una riproduzione grafica o un plastico dell'insediamento ivi rinvenuto sarebbero particolarmente interessanti a livello didattico. Non bisognerebbe però dimenticare anche qui una contestualizzazione, inserendo riferimenti alla strade romane che si inserivano nel territorio mestrino, collegandolo fra l'altro ad Altino. E proprio con Altino si potrebbe costruire un collegamento, oltre che ideale, anche visivo e multimediale, consentendo un rinvio a quanto contenuto nel Museo Altinate e facendo sorgere nel turista l'interesse per una visita anche in tale vicina località. Resterebbe da valutare se tale rinvio debba avvenire tramite un sistema iconografico o informatico o audiovisivo.
I percorsi del futuro Museo di Mestre che si va ora a descrivere potrebbero invece essere organizzati seguendo l'esempio del Museo Kafka a Praga, con percorsi visivi ma anche sonori che conducano il visitatore attraverso un itinerario curioso e originale.
In particolare sarebbe opportuno inserire, in apposite vetrine illuminate, le riproduzioni del diploma di Ottone che cita per la prima volta il nome di Mestre (994) e di altri documenti storici i cui originali non sono presenti in loco.
La successiva sala del Museo, dedicata al medioevo, non potrebbe prescindere dall'inserimento del plastico del secondo Castello di Mestre, attualmente sacrificato al terzo piano dell'ex Municipio di via Palazzo e non facilmente accessibile, ma che valorizzerebbe la sala dedicata ai castelli di Mestre fornendone un'ipostatizzazione visiva. Un punto di correlazione consentirebbe di confrontare la pianta verosimile del Castello di Mestre con anologhe opere fortificate del Veneto, sulla scorta di quanto fatto dal catalogo della mostra Città murate del Veneto, tenutasi nel 1994 in varie località della regione. Inoltre un supporto multimediale, sulla falsariga del cd-rom realizzato nel 2006 da Sergio Barizza, da Paolo Borgonovi e da Guido Zordan, con la partecipazione del Rotary Club, se reso consultabile nella stessa sala del museo, ravviverebbe la presentazione della storia della superstite Torre dell'Orologio, già Casa-torre dei Collalto.
La successiva fase dei grandi lavori idraulici e di bonifica posti in essere dalla Repubblica Veneta potrebbe essere presentata in modo dinamico e interattivo, il che consentirebbe anche modalità divulgative a più livelli, tali da un lato da coinvolgere ed essere fruibili anche ai visitatori di età scolare (si propone qui l'esempio del Museo di Montebelluna), dall'altro da consentire, a chi lo desiderasse, di attingere a dati tecnici e a maggiori approfondimenti storici.
La storia degli anni successivi potrebbe essere presentata anche attraverso una visualizzazione comparata delle Ville venete presenti nella zona di Mestre, nonché attraverso filmati che ricostruiscano le avventure di Casanova a Mestre o alcune delle commedie goldoniane, nei passi in cui Mestre viene citata.
A prescindere dal fatto che si riesca o meno a realizzare l'idea del cosiddetto "museo diffuso", anche l'eventuale sede museale principale o unica non può certo prescindere da una presentazione esaustiva delle ville venete presenti nel territorio di Mestre: l'utilizzo di filmati reali o simulazioni informatiche a volo d'elicottero sarebbe particolarmente utile a consentire di spaziare fra le diverse località interessate dalla presenza di importanti ville, specie se correlato con la possibilità di ammirare, oltre a precise schede tecniche disponibili per ciascuna di esse, anche le principali opere d'arte che in esse sono tuttora conservate. La rilevanza storica di molte tra queste ville consentirebbe peraltro facilmente, come recenti ricerche storiografiche dimostrano, di ricollegarsi a eventi rilevanti della storia mestrina e italiana, costituendo un punto di rimando e collegamento agli altri percorsi del museo anziché un punto di cesura e di stacco (i links sincronico­diacronici di cui si diceva supra).
Per quanto riguarda il periodo risorgimentale, ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta e reperti di assoluto interesse e di grande impatto potrebbero essere reperiti e testimoniare così il 1848 mestrino e poi gli eventi fino all'Unità d'Italia. Manifesti originali, sciabole austriache, armi d'epoca e persino una bandiera originale della Guardia Civica potrebbero essere reperiti presso appassionati e associazioni. Non occorre ricordare in questa sede la ricchezza iconografica e testimoniale su cui la ricerca storiografica ha avuto varie volte modo di soffermarsi per quanto concerne momenti fondamentali del Risorgimento italiano quale la resistenza e la Sortita di Forte Marghera.
Per il fondamentale tema dei Forti del Campo Trincerato di Mestre, valga in parte quanto si è detto per le ville venete, per quanto riguarda la loro diffusione e l'opportunità di collegamenti con le diverse fasi storiche di cui essi furono protagonisti. Sarà inoltre necessario presentarli in forma multimediale per sollecitare una visita materiale ai forti, senza sovrapporsi e sostituirsi ad essa. In tal senso depone anche la possibilità di confrontare anche i mutamenti della tecnica militare, dell'abbigliamento e della vita dei soldati, degli armamenti e dei diversi eserciti che vi operarono nel corso della loro storia, dai Francesi agli Austriaci, dall'Unità d'Italia alla prima ed alla seconda guerra mondiale.
A questo punto anche il Novecento risulterebbe enfatizzato e contestualizzato dalle sale che precedono, senza essere banalizzato e reso fuorviante come ha rischiato di essere nella Mostra Mestre900 tenutasi al Candiani nel 2007. In quest'ambito si dovrà tenere conto delle diverse anime di Mestre, che nel '900 non ha espresso solo le industrie di Porto Marghera ma ha una sua precisa storia urbanistico-architettonica che può assurgere a vicenda paradigmatica, anche se spesso non certo meritoria ed edificante. A tal uopo, interessante potrebbe essere sottolineare le trasformazioni provocare sul tessuto urbano mestrino prima dall'embrionale crescita artigianale-protoindustriale di inizio secolo e solo poi dalla nascita di Porto Marghera e del suo indotto. Qui una parte delle installazioni potrebbero essere costituite da filmati dell'Istituto Luce o da analoghe testimonianze sul modello di quanto fatto nella mostra MestreNovecento. In più si potrebbe però cercare di dare un'idea non stereotipata e riduttiva ma ricca di collegamenti alle principali vicende nazionali ed europee attraverso gli avvenimenti, ad esempio, delle due guerre mondiali, della Resistenza o della Liberazione, oppure attraverso storie di alcuni noti personaggi mestrini, oppure ancora dando voce ad autori che citarono Mestre nei loro scritti, da Carducci a Hemingway, da Sartre a Berto.
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