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M9 e Museo di Mestre.
Mestre, 9 settembre 2010
E’ per Mestre una occasione difficilmente ripetibile questa dell’M9, per l’impegno progettuale che coniuga salvaguardia e nuova edificazione di pregio, per la destinazione culturale dell’opera e, non ultimo, per l’impegno finanziario che ha pochi precedenti in Città e forse nessuno in ambito culturale. Ed è già una grande operazione culturale quella di aver invitato sei importanti studi di architettura di livello internazionale a cimentarsi in uno sforzo di intelligenza per proporre l’idea di un contenitore culturale che debba coniugare conservazione ed innovazione, storia e futuro, come nella essenza stessa di una città di radici antichissime, flebili e per lo più sconosciute, ed una realtà per lo più novecentesca ma fortemente proiettata nel futuro. La sfida non era facile, in considerazione dei vincoli di spazio e di integrazione con l’esistente, moderno ed antico.
I progetti presentati appaiono tutti di ottimo livello, interessanti ed idonei alla funzione e si può presumere che la commissione si sia trovata in difficoltà a selezionare il vincitore. Ciascuno presenta originali soluzioni architettoniche e di gestione degli spazi. Condivisibile, quindi, la scelta dell’opera vincitrice per l’interessante struttura della costruzione principale a pareti cieche, squadrate e rifinite con coloratissime maioliche nella parte inferiore, trasparenti con andamento piramidale, quasi evanescenti nella parte superiore. Azzeccata la scelta di individuare un percorso diretto fra via Poerio e via Pascoli, di fatto mettendo in collegamento piazza Ferretto con la piazzetta del museo che risulta dalla disposizione delle costruzioni dell’M9, così come l’idea di rendere permeabile il sistema degli edifici antichi e di progetto anche se ciò richiede il sacrificio dell’antica mura di cinta su via della Brenta Vecchia, di cui sarebbe oltremodo auspicabile la conservazione di almeno un breve tratto a storica memoria. Interessanti anche alcune soluzioni presentate da altri studi, come quella, ad esempio della copertura a vetri dello spazio ricompreso fra le due scuderie con una struttura che richiama le coperture degli edifici adiacenti.
La conseguente unione funzionale dei due edifici ora separati con lo spazio coperto creerebbe una unità espositiva di discrete dimensioni in cui l’alternanza scuro/chiaro/scuro potrebbe creare interessanti suggestioni. E ancora, arguta appare l’idea della sostituzione di due spioventi del tetto dell’antico chiostro con strutture in vetro allo scopo di dare luce agli interni e rendere meno impattante la copertura a vetri dell’ampio cortile interno. Buone quindi le idee; lodevole l’impegno della Fondazione di Venezia.
Rimane però irrisolta la questione del Museo della Città o Casa della Memoria che dir si voglia, ovvero di quella struttura destinata alla storia antica e recente della Città che Mestre attende da oltre mezzo secolo.
E’ cosa riprovevole che le amministrazioni sin qui succedutesi non abbiano preso a cuore la soddisfazione di questa accorata richiesta di Mestre. Il Centro Studi Storici mai si arrenderà e anzi si farà promotore di una iniziativa forte assieme alle altre associazioni sensibili al problema, affinché finalmente sulla storia di Mestre ci si confronti, con rispetto ed impegno.
Centro Studi Storici di Mestre
Prof. Roberto Stevanato
Presidente