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Incontro - dibattito Il Museo che vogliamo.

Il 20 febbraio 2009 si è svolto, a partire dalle 17.30, nella sala conferenze al quarto piano del Centro Culturale Candiani, un incontro - dibattito sul Museo di Mestre, organizzato dal Centro Studi Storici di Mestre, dal titolo "Il Museo che vogliamo".

Il moderatore, prof. Roberto Stevanato, Presidente del Centro Studi Storici, ha ricordato in via introduttiva che la Fondazione di Venezia sta progettando una lodevole iniziativa culturale nell'area di Via Poerio ma che l'impostazione data finora non permette di considerare tale opera come il "Museo della Città di Mestre", essendo stata impostata come Museo del Novecento, ovvero come iniziativa culturale di studio e comprensione delle trasformazioni novecentesche della società, di cui Mestre rappresenta un caso emblematico. Ha rammentato come il "Museo della Città di Mestre" sia stato reclamato dai cittadini almeno dagli anni '50-'60 e variamente promesso da politici di tutti gli orientamenti. Ha rimarcato pertanto la necessità di impegni fattivi e solleciti da parte dell'Amministrazione e si è detto speranzoso che recenti prese di posizione in tal senso siano sincere e non mere promesse pre-elettoralistiche. Ha concluso chiedendo agli intervenienti se un anno e mezzo che ci separa dalle prossime elezioni comunali possa essere sufficiente per attuare il progetto, dal momento che dopo le elezioni gli attuali Amministratori potrebbero cambiare o mutare ruolo, vanificando quanto realizzato anteriormente.

Michele Mognato, Prosindaco di Mestre per il Comune di Venezia, si è detto sicuro che il suddetto termine di un anno e mezzo possa essere sufficiente, dato anche lo stato di avanzamento del progetto. Ha ricordato che ciò va inserito in un più generale progetto di riqualificazione dell'area centrale di Mestre. In tale contesto, ha individuato nella ex scuola De Amicis il contenitore per il futuro Museo di Mestre, affermando che le risorse per lo scopo ci sono già e verranno liberate dal 2010.

Gianfranco Bettin, Delegato del Sindaco di Venezia per il Museo di Mestre, ha ricordato l'iniziativa significativa e innovativa della Fondazione Venezia sull'esperienza di urbanizzazione di Mestre nel '900, ma ha affermato che la De Amicis può costituire la sede per uno sguardo sulla "storia lunga" della città. "L'attuale mancanza di un Museo a Mestre è sia una vergogna sia un indizio di come a Mestre si è pensato nel passato: è sintomatico di un pregresso vuoto di politica e di cultura". Un piano della De Amicis può essere riservato a raccontare tutta la storia di Mestre e a rinviare a tutti i suoi luoghi, "dalla Torre di Tessera alla Torre dell'Orologio". Bettin ha poi affermato che "l'Amministrazione non ha intenzione di privilegiare uno dei punti di vista sulla storia di Mestre" [quello di chi la ritiene solo storia del Novecento e quello di chi considera anche la storia anteriore, n.d.A.] perché essi "sono compatibili" e "sul Novecento ha già investito la Fondazione Venezia". Un altro piano della De Amicis potrebbe contenere un Urban Center, che documenti il rapporto fra la storia e la struttura urbana e che dovrebbe nascere in correlazione con associazioni storiche e con le scuole. Il progetto dev'essere inserito nel cuore della città e in rete con la parte antica e nuova, anche attraverso percorsi didattici.

Roberto Stevanato ha ricordato che, se anche vogliamo parlare di espansione urbanistica, la Mestre attuale, cioè tutta la terraferma del Comune di Venezia, si è strutturata non solo con il '900 ma anche con le grandi opere idrauliche (XVI-XVII secolo), con la linea ferroviaria (XIX secolo), con i mutamenti fondiari apportati dall'avvento di Napoleone e già prima con la forma urbis determinata dal castrum, dai castelli e dall'anomala posizione della Pieve di San Lorenzo rispetto a questi ultimi.

Massimo Venturini, Presidente della Municipalità Mestre centro - Carpenedo, mette in guardia dal rischio di contraddizioni e di creare un fratello ricco e uno povero [rispettivamente l'M9 della Fondazione di Venezia all'ex distretto militare in Via Poerio e il Museo della Città alla De Amicis, n.d.A.]. Inoltre, non concorda con Bettin che propone di utilizzare un piano della De Amicis per l'Urban Center, in quanto esso andrebbe inserito nell'M9, struttura che dovrebbe parlare del Novecento e quindi proiettarsi anche verso il futuro.
Pensa invece che non ci si può permettere questa doppia via (due strutture, costi doppi, ecc.). Amministrazione e Fondazione dovrebbero fare un ragionamento comune; "quella dell'ex distretto militare in Via Poerio è un'area vasta, in cui serve un altissimo livello architettonico", non potendosi riproporre scempi edilizi ormai relegati passato. Le due cose non sono incompatibili e nell'ex distretto militare in Via Poerio può essere inserito anche quello di cui discutiamo stasera e che abbiamo definito "Museo di Mestre" o "Museo della Città".

Gianfranco Bettin, replica che lui stesso aveva messo in guardia dal pericolo di creare un fratello ricco e uno povero. Non bisogna creare due o tre musei ma un'unica struttura articolata sul territorio. "Schiacciare la storia di Mestre solo sul '900 è atto di violenza culturale e, se lo fa il Comune, di violenza politica".

In platea è presente Plinio Danieli, componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, il quale, pur ripetutamente invitato, rifiuta di salire sul palco, ma afferma, a sorpresa, di concordare con l'intervento finale di sintesi da parte di Venturini e replica inoltre che "è chiaro che all'interno del Museo ci sarà anche una sezione" dedicata ai secoli precedenti il Novecento. Intanto stiamo lavorando. La Sovrintendenza ha dato il nulla osta alle ultime demolizioni e all'uso museale, ora serve l'accordo di programma in Regione.

Giovanni Caprioglio, intervenendo a nome dei Lions cittadini, si dichiara concorde con la visione del Centro Studi Storici di Mestre.

Il dott. Matteo Piccolo, Vicepresidente del Centro Studi Storici, richiama al dato normativo vigente, d.lgs. 42/2004 in primis, e alle linee direttive dell'I.CO.M., per ricordare che il Legislatore dà una precisa definizione di "museo" e che, per essere tale, una struttura deve contenere fisicamente reperti e oggetti, in quanto deve necessariamente avere due finalità: la loro esposizione-valorizzazione e la loro conservazione (in depositi). Se ci fosse un Museo anche i privati potrebbero essere invogliati a lasciare reperti, che eventualmente detenessero, ad una struttura che li mettesse al sicuro e li rendesse fruibili al pubblico.

Roberto Stevanato evidenzia che persino durante questo dibattito si è ricorsi al refrain "Non abbiamo molto da esporre" che ha solo un fondo di verità ma in gran parte è un luogo comune. Infatti non ci sono solo il lascito di Urbani de Gheltof, i reperti al Pertini, i ritrovamenti archeologici anche recenti, le testimonianze del Risorgimento. Ulteriori reperti archeologici mestrini sono dispersi fra i depositi o fra gli oggetti esposti dei Musei di Altino, Padova, Venezia e persino di Adria. Un solo esempio emblematico: il primo reperto che si trova entrando nel cortile del Museo Archeologico di Venezia non proviene dalla laguna, bensì da Sant'Ilario, cioè da Mestre!

Roberto Stevanato, poi, ricordando che negli ultimi cinquant'anni le promesse sul Museo di Mestre si sono sprecate senza addivenire a nulla di concreto e che non si può usare come pretesto la crisi economica sempre e solo quando si parla di Mestre, propone a tutti i relatori un documento, che si riporta integralmente in un'altra pagina del sito (cliccare per seguire il link), chiedendo loro se intendano sottoscriverlo. Michele Mognato, Gianfranco Bettin e Massimo Venturini dichiarano ciascuno, nel proprio intervento conclusivo, di condividerlo e s'impegnano a realizzarlo. Gianfranco Bettin, in particolare, sottolinea che questa potrebbe essere la volta buona, argomentando anche in base a tutte le operazioni attese e promesse da tempo che l'amministrazione comunale ha negli ultimi anni finalmente messo in pratica.

Il dibattito termina intorno alle ore 20.15.