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Anche Gianfranco Bettin sostiene che il Museo di Mestre deve rappresentare anche le origini e la storia della città, non solo il Novecento.

Da Gente Veneta n. 4 del 25 Gennaio 2008:

Museo di Mestre: così lo vorrebbe il Comune

Una casa della storia della città, dalle origini (si badi bene) ai giorni nostri, con soluzioni espositive innovative e attraenti, in un contesto di museo diffuso e forse anche multipolare. E' il museo di Mestre come si sta delineando nel lavoro di Gianfranco Bettin, la persona scelta dal sindaco Massimo Cacciari per portare in porto l'impresa culturale che a Mestre mancava. Una consulenza, ma a costo zero, sottolinea l'interessato: il quale non percepisce compensi per un'attività alla quale si è già appassionato da prosindaco.
 
Come sarà, allora, questo museo?
L'intenzione dell'amministrazione, che condivido, è di realizzare un museo che sia una “casa della storia della città”, in cui si racconta tutto ciò che di significativo è avvenuto a Mestre e il ruolo che Mestre ha interpretato su una scala più grande della pura dimensione locale. Un luogo che racconti le origini, come è cambiato il territorio, quali sono i caratteri costitutivi della città e come sono cambiati nel tempo. Tra questi, certamente, il suo essere stata fin dagli inizi un crocevia molto importante, dove vie e territori si incontravano. Questo ne ha fatto anche un importante polo militare prima e commerciale poi: carattere, quest'ultimo, che ritroviamo tutt'oggi nella vocazione logistica. Riconoscere il passato, dunque, per avere la percezione chiara di quello che è tuttora la città: è la funzione, credo, di un museo modernamente inteso.
 
Bello, ma che barba...
Bisogna trovare una soluzione originale, lavorare perché non sia una mera esposizione di reperti o didascalie in calce a qualche illustrazione. Si può realizzare con l'ausilio di strumenti che lo rendano interattivo, per suscitare attenzione, interesse, curiosità, anche divertimento. E' attraverso il divertimento e il gioco che si apprende: siamo tutti, in fondo, bambini. Un luogo come il museo, che normalmente viene associato a immagini paludate, seriose, può essere luogo in cui si apprende in modo divertente.
 
Il contrario di Mestre 900.
Una mostra è una mostra. E' stata l'occasione per raccogliere materiali utili per la sezione novecentesca del Museo: che dovrà però rappresentare tutta la storia della città, dalle origini ai nostri giorni. E teniamo conto anche che ciò che è stato esposto durante la mostra è solo una parte di quanto raccolto.
 
E Porto Marghera?
Per quella c'è anche un'ipotesi della Provincia di realizzare una parte museale dedicata alla storia del polo industriale e al lavoro a Marghera. La scelta strategica fatta dall'amministrazione da diversi anni è il museo diffuso. Quando parliamo della parte espositiva tradizionale, anche se rivisitata in modo originale, parliamo della sede centrale in via Poerio. Mentre il museo nel suo insieme è un'articolazione di luoghi che comprende anche reperti in sito, più o meno restaurati (come la torre o altre vecchie mura meno conservate). Anche Porto Marghera va intesa così. Ci sono aspetti della realtà industriale che possono essere conservati ed essere musei di se stessi. Occorre uno sforzo di progettazione che raccolga questi luoghi, come in parte ha fatto il Vega. E' forse questa la cosa più complessa e impegnativa da realizzare: implica un lavoro su una realtà in grande trasformazione. Anche per questo è importante una progettazione rapida dell'insieme, altrimenti andranno perduti dei pezzi.
 
La Provincia pensa a Marghera e il Comune a Mestre?
No, dico solo che è bene che ci mettiamo tutti insieme a progettare, compresa la Fondazione di Venezia, per poi contribuire insieme alla realizzazione: questo metterà più risorse a disposizione e renderà più facile raggiungere l'obiettivo.
 
Insomma, ci sarà o no anche un museo di Marghera e della sua industria?
Sì, mi immaginerei anche un luogo museale per quella realtà. Nella sede centrale del museo, in via Poerio, dovrebbe esserci uno spazio riassuntivo, in cui si ripercorre l'intero arco della storia della città, quindi anche la sua vocazione industriale. Ma da lì sarebbe giusto venire rinviati a un luogo specifico in zona industriale, in cui approfondire e documentare queste tematiche.
 
Come sono i rapporti con la Fondazione di Venezia?
Finora tutti molto interlocutori, ma cordiali. Bisognerà passare rapidamente alle vie pratiche e stendere un piano comune che contempli anche le risorse che ogni partner può mettere in campo: e su quella base avviare la progettazione. Penso che ormai sia maturo questo tempo.
 
Ma loro non pensano a un museo solo novecentesco?
In diverse occasioni hanno ribadito l'interesse per l'impresa nel suo insieme, ma sono più interessati, è vero, alla storia novecentesca. Dovremo definire se ci si divide i compiti o se si lavora comunque insieme su tutto. Un'eventuale divisione dei compiti è secondaria rispetto alla disponibilità di risorse e alla condivisione di un progetto generale. Finora il Comune non aveva grandi risorse. Ora è in discussione, proprio in questi giorni, il nuovo bilancio e spero che il Comune possa mettere a disposizione delle risorse per contribuire maggiormente alla realizzazione del programma. Questo darebbe anche una maggior autorevolezza nella partnership con la Fondazione.
 
Quanto serve per fare il museo?
Tanto. Alcuni milioni di euro per la realizzazione. Poi il mantenimento dipende dalla dimensione complessiva dell'opera, dal numero delle sedi, dalle iniziative collegate... Non credo sia ipotizzabile andare sotto qualche milione di euro per la realizzazione e qualche centinaio di migliaia-un milione di euro all'anno per il mantenimento. Ma nel giro di un paio di mesi anche queste cifre potranno essere più chiare.
 
Quando entrerà il primo visitatore?
Spero prima che si chiuda il mandato dell'amministrazione, ma non so se sarà possibile. Intanto si può far sì che la dimensione storica che dà senso alla realizzazione concreta del museo divenga un ambito con cui la città si misura. Magari proponendo mostre che affrontino periodi della storia della città, mettendo in rete luoghi, ambiti, strutture, organismi che di storia si occupano. In modo più sistematico che in passato, in una dimensione che renderà possibile la “casa della storia della città”, alias museo, museo diffuso...
Paolo Fusco
Tratto da Gente Veneta, n.4 del 2008